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Consigli del dottor Antonello Amelina, ortopedico

Il dolore cervicale è una delle problematiche più diffuse nella popolazione adulta e, negli ultimi anni, anche tra i più giovani. Stress, posture scorrette, lunghe ore al computer o al cellulare, incidenti stradali e colpi di frusta sono solo alcune delle cause che possono portare a una sofferenza del tratto cervicale.
In questi casi, uno degli strumenti più conosciuti e utilizzati è il collo ortopedico, o collare cervicale, un dispositivo medico che aiuta a stabilizzare la zona del collo e a favorire il processo di guarigione.

Il dottor Antonello Amelina, ortopedico con lunga esperienza nel trattamento delle patologie del rachide, spiega che “il collare cervicale non deve essere visto come una soluzione magica, ma come un aiuto temporaneo per ridurre il dolore e limitare i movimenti dannosi nei momenti acuti. È fondamentale sapere quando e come usarlo, perché un uso improprio può diventare controproducente”.


Cos’è il collo ortopedico e a cosa serve

Il collo ortopedico è un dispositivo realizzato in materiali rigidi o semirigidi che avvolge la zona cervicale, sostenendo il capo e riducendo i movimenti del collo. Il suo scopo principale è quello di proteggere i muscoli e le vertebre cervicali dopo traumi o infiammazioni, favorendo la stabilità e il recupero.

“Molti pazienti arrivano in ambulatorio con dolori cervicali e chiedono subito un collare”, spiega il dottor Amelina. “Ma non sempre è necessario. In alcuni casi, può essere utile solo per pochi giorni, mentre in altri — come dopo un trauma importante o un intervento chirurgico — è indispensabile per più tempo. Il segreto è la personalizzazione del trattamento.”

Il collare serve dunque a:

  • Limitare i movimenti bruschi del collo (rotazioni, flessioni e estensioni);
  • Ridurre il dolore grazie al contenimento muscolare e al sostegno meccanico;
  • Favorire la guarigione di legamenti, tendini e muscoli danneggiati;
  • Stabilizzare la colonna cervicale dopo un trauma o un intervento chirurgico;
  • Prevenire peggioramenti in caso di distorsioni cervicali.

I diversi tipi di collare cervicale

Non tutti i collari sono uguali. A seconda della gravità del problema, l’ortopedico sceglie il modello più adatto.

  1. Collare morbido
    È il più comune e leggero. Realizzato in gommapiuma o materiale espanso rivestito in tessuto, offre un sostegno moderato. Viene prescritto nei casi di cervicalgia lieve, tensione muscolare, o dopo lunghi periodi di postura scorretta.
    Il dottor Amelina sottolinea: “Il collare morbido serve più a ricordare al paziente di non fare movimenti bruschi che a immobilizzare realmente la zona. È utile nei casi lievi, ma va portato solo per poche ore al giorno e per periodi limitati”.
  2. Collare semirigido
    Ha una struttura più solida, spesso in plastica modellata, e consente un contenimento maggiore dei movimenti. È indicato in caso di colpo di frusta, distorsioni cervicali o traumi moderati.
    Può essere indossato anche per più giorni consecutivi, ma sempre sotto controllo medico. “L’obiettivo è ridurre il carico sulla muscolatura cervicale e consentire un recupero funzionale più rapido,” spiega Amelina.
  3. Collare rigido
    È il più contenitivo. Viene usato nei traumi gravi, nelle fratture cervicali, o nel post-operatorio dopo interventi chirurgici alla colonna. È composto da due gusci rigidi collegati da velcro o viti di regolazione e limita quasi completamente i movimenti del collo.
    “Il collare rigido salva la vita in caso di traumi importanti, ma non va mai usato di propria iniziativa. Deve essere prescritto e regolato con precisione da un ortopedico,” avverte il dottor Amelina.

Quando è utile e quando no

Il collare cervicale non è sempre la risposta giusta. In molti casi di dolore al collo, la causa non è un trauma ma tensione muscolare, artrosi, stress o ansia posturale.
“Bisogna distinguere il dolore funzionale da quello traumatico,” chiarisce il dottor Amelina. “Nel primo caso, la soluzione migliore è spesso la fisioterapia, gli esercizi di stretching, il rilassamento muscolare e una corretta postura. Nel secondo, il collare può essere utile per stabilizzare temporaneamente la zona”.

Quando serve davvero:

  • Dopo un incidente con colpo di frusta;
  • In caso di distorsione cervicale diagnosticata;
  • Dopo un intervento chirurgico al rachide;
  • Dopo una frattura cervicale stabilizzata;
  • Quando il dolore impedisce i normali movimenti e il medico lo prescrive.

Quando non serve o può peggiorare la situazione:

  • Nella cervicalgia cronica da stress o da postura scorretta;
  • Nei dolori muscolari lievi senza trauma;
  • Se usato per lunghi periodi senza controllo medico.

Un uso prolungato del collare, infatti, può indebolire i muscoli del collo, peggiorando la stabilità una volta rimosso.
“Ho visto pazienti che lo hanno portato per settimane senza indicazione medica,” racconta Amelina. “Alla fine avevano i muscoli talmente rigidi e deboli da non riuscire più a muovere bene il collo. Il collare è un aiuto temporaneo, non una soluzione definitiva.”


Come si indossa correttamente

Il dottor Amelina fornisce alcuni consigli pratici su come indossare correttamente il collo ortopedico:

  1. La misura deve essere giusta.
    Il collare non deve essere né troppo largo né troppo stretto. Deve sostenere il mento senza comprimere la gola o la mandibola. “Molti lo regolano male: se è troppo alto, spinge la testa indietro; se è basso, non sostiene. Va adattato alla conformazione del collo.”
  2. Deve essere centrato e simmetrico.
    L’apertura frontale deve coincidere con il centro del mento e quella posteriore con la colonna cervicale.
  3. Va portato solo per il tempo necessario.
    “Mai dormire con il collare, a meno che non sia espressamente indicato,” spiega Amelina. “Il collo deve respirare e mantenere la sua elasticità.”
  4. La pelle va controllata.
    Nei modelli rigidi, possono formarsi arrossamenti o irritazioni. È importante pulire spesso la pelle e il collare con prodotti delicati.
  5. Non rimuoverlo improvvisamente dopo lunghi periodi.
    Se si è indossato un collare per molti giorni, la muscolatura va riattivata gradualmente con esercizi mirati di mobilizzazione.

L’importanza della riabilitazione

Dopo l’uso del collare, la riabilitazione fisioterapica è un passaggio essenziale.
“Il collare protegge, ma la vera guarigione arriva con il movimento,” sottolinea il dottor Amelina. “Bisogna reimparare a muovere il collo in modo corretto, rinforzare i muscoli e migliorare la postura.”

Gli esercizi consigliati sono:

  • Rotazioni lente del capo, in avanti e indietro, senza dolore;
  • Allungamenti laterali per migliorare la flessibilità;
  • Esercizi di rinforzo dei muscoli paravertebrali;
  • Postura corretta al computer (schermo all’altezza degli occhi, spalle rilassate, schiena dritta).

Il dottor Amelina consiglia anche piccoli accorgimenti quotidiani:

  • Evitare di tenere il cellulare tra spalla e orecchio;
  • Usare un cuscino ergonomico, né troppo alto né troppo morbido;
  • Non stare seduti a lungo senza cambiare posizione;
  • Fare pause frequenti durante il lavoro al pc.

Il parere dell’esperto: il dolore non è solo fisico

Il dottor Antonello Amelina invita a considerare anche il lato emotivo del dolore cervicale:
“Molte persone arrivano con una cervicalgia dovuta non a un trauma, ma allo stress accumulato. Le tensioni emotive si riflettono sui muscoli del collo e delle spalle, causando rigidità, cefalee e senso di oppressione. In questi casi, il collare può addirittura peggiorare la percezione del dolore, perché immobilizza e aumenta la sensazione di costrizione.”

L’approccio giusto, in questi casi, è multidisciplinare: fisioterapia, tecniche di rilassamento, attività fisica leggera e, se necessario, supporto psicologico. “Il dolore cervicale è spesso un campanello d’allarme del corpo che ci chiede di rallentare,” ricorda Amelina.


Errori comuni da evitare

  1. Usarlo senza diagnosi medica.
    Mai indossare un collare “per sentito dire”. Deve sempre esserci una valutazione ortopedica o fisiatrica.
  2. Indossarlo troppo a lungo.
    L’immobilità prolungata provoca atrofia muscolare e rigidità articolare.
  3. Regolarlo male.
    Un collare mal posizionato può causare dolore mandibolare, difficoltà respiratorie o vertigini.
  4. Non fare fisioterapia dopo.
    Senza esercizi, il collo rimane debole e il rischio di ricaduta aumenta.
  5. Ignorare la postura quotidiana.
    Un collare può aiutare, ma se si continua a stare curvi davanti al computer o al telefono, il problema tornerà presto.

Prevenzione: come proteggere la cervicale ogni giorno

Il dottor Amelina raccomanda di prevenire il dolore cervicale con poche, semplici regole quotidiane:

  • Fare stretching ogni mattina, anche solo per cinque minuti;
  • Controllare la postura durante il lavoro e la guida;
  • Fare attività fisica regolare (camminata, nuoto, yoga, pilates);
  • Evitare sforzi improvvisi o torsioni rapide del collo;
  • Dormire su un cuscino adeguato, che mantenga la curva naturale della cervicale.

Inoltre, aggiunge: “Chi lavora molte ore al computer dovrebbe fare una pausa ogni 45 minuti, anche solo per ruotare il collo e cambiare posizione. La prevenzione è la migliore terapia.”


Un messaggio finale ai pazienti

Conclude il dottor Antonello Amelina:

“Il collare cervicale può essere un alleato prezioso se usato nel modo giusto, ma non bisogna trasformarlo in una stampella permanente. Il corpo ha bisogno di muoversi, di riattivarsi, di ritrovare equilibrio. Il compito del medico è guidare il paziente, non solo prescrivere un dispositivo, ma accompagnarlo verso la guarigione completa — fisica e mentale.”

Il suo consiglio più importante è semplice ma profondo:

“Ascoltate il vostro corpo. Il dolore è un linguaggio, non un nemico. Se imparate a capire cosa vi sta dicendo, potrete guarire più in fretta e prevenire le ricadute.”


Conclusione

Il collo ortopedico resta uno strumento utile e sicuro se prescritto correttamente, ma non deve mai sostituire il percorso di cura, l’attenzione posturale e il movimento.
Le parole del dottor Antonello Amelina ci ricordano che la salute della cervicale non dipende solo dai farmaci o dai dispositivi, ma da un approccio equilibrato che unisce conoscenza, prevenzione e consapevolezza del proprio corpo.

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